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«Non saremo mai un partito politico». «Tre parole chiave: informazione, partecipazione e impegno civico». «Disponibili al dialogo con il sindaco sui punti comuni». «Col Pgt si è partiti male»
POLITICA (Segrate) - Marco Italia da un mese è il segretario di Segrate Nostra. La lista civica, che si è presentata come novità la scorsa tornata elettorale, ha deciso di diventare grande dandosi regole e indirizzi precisi. Nessuna intenzione di rimanere una meteora nel panorama politico segratese. Con Italia partiamo proprio da qui.
Lista civica o partito politico?
«Non siamo e non saremo mai un partito. Dopo l’esperienza elettorale che è stata faticosa ma entusiasmante, abbiamo deciso di dar vita ad una associazione. Saremo aperti a tutti, anche a chi fa già parte di partiti o altre associazioni. Ma il nostro interesse rimarrà limitato solo alle cose segratesi».
Quali sono, dunque, i vostri obiettivi futuri?
«Direi soprattutto due. In primo luogo abbiamo un debito verso la città che ha riversato 1.454 voti su Paolo Micheli, il nostro candidato sindaco, che ora è consigliere comunale insieme a Gianfranco Rosa. Con ognuno di loro abbiamo preso un impegno che è quello di realizzare il nostro programma elettorale. Poi vogliamo mantenere un rapporto costruttivo con chi ci ha appoggiato».
Nel concreto in che modo?
«Le parole chiave sono tre: informazione, partecipazione, impegno civico. Lo strumento principale attraverso il quale intendiamo lavorare in questo senso sarà la Rete. Abbiamo un sito e una pagina sul social network Facebook che ha oltre 500 iscritti. In questi spazi che sono sì virtuali, ma concreti nei messaggi, si parla di tutto. Insieme alla posta elettronica servono a diffondere rapidamente notizie, raccogliere impressioni, annunciare incontri e attività. E poi l’organizzazione di iniziative, come quelle recentissima contro la privatizzazione dell’acqua, che ci vedranno, da soli o con altri, in carne ed ossa nelle piazze e nei centri civici di tutti i quartieri».
Mi scusi, non vorrei rompere le uova nel paniere, ma le ricordo che Segrate Nostra ha due consiglieri su trenta ed è in minoranza. Non credo sarà così facile realizzare il vostro programma elettorale.
«Perché no? E invito tutti a prenderne visione sul nostro sito (www.segratenostra.org). Intanto siamo in consiglio comunale, e questo ci consente di dialogare facilmente con tutti gli altri consiglieri, sia di minoranza che di maggioranza. Vi sono molti punti nel nostro programma e in quelli del sindaco Alessandrini che sono simili o compatibili. Soprattutto riguardanti l’educazione, i servizi sociali, lo sport e alcuni aspetti della mobilità. Noi faremo, come si dice spesso ma senza crederci troppo, un’opposizione costruttiva: sosterremo e incoraggeremo la maggioranza a realizzare quelle parti del suo programma che sono uguali o non contrastano con il nostro. Poi chiederemo alla maggioranza attenzione alle nostre idee, per esempio alla valorizzazione dei quartieri e delle associazioni».
Il vostro programma l’ho letto. Ci sono alcune parti che sono in netto contrasto con quello del sindaco. Come la mettiamo?
«Ha ragione: l’uso del territorio soprattutto. E su questo non vedo spazio di trattativa. Saremo inflessibili. Come si dice, ci metteremo per traverso in tutte le sedi: in consiglio comunale, nei quartieri, con la comunicazione attraverso la stampa locale, manifesti, volantini e la Rete. Perché Segrate Nostra è nata soprattutto per questo: per difendere la città da chi vuole snaturarla e violentarla e per la difesa del nostro paese siamo intenzionati a impegnarci al massimo, a costo di fare, da qui alle prossime elezioni, altri 1.800 giorni di campagna elettorale».
Passiamo al Piano di governo del territorio. Recentemente avete manifestato contro Alessandrini reo di aver fissato incontri per discuterlo durante il ponte del 2 giugno.
«Diciamo che la partenza non è stata delle migliori. Le due serate si sono rivelate deludenti e di poco valore nonostante una certa partecipazione di cittadini e addetti ai lavori. Il manifesto affisso dal Comune recitava così: “Per informare e rendere partecipe la cittadinanza sul percorso per l’approvazione del Piano di Governo del Territorio (Pgt), vi invitiamo a partecipare ai seguenti appuntamenti...”; e poi: “Nel corso dei due incontri, il sindaco, l’assessore al Territorio e gli estensori del Documento di Piano e del relativo Rapporto Ambientale illustreranno i contenuti e valutazioni svolte nel redigere i suddetti strumenti urbanistici”. Peccato che in entrambi gli incontri Alessandrini non si sia fatto vedere e che, almeno per quanto riguarda l’incontro per i cittadini residenti, l’illustrazione ha lasciato molto a desiderare. Parlare strascicato, una presentazione illeggibile, un commento che poco aveva a che fare con quello che veniva proiettato, inutili o elusive risposte a precise domande da parte dei presenti. L’impressione era di assistere a una serata necessaria per motivi istituzional-burocratici, ma indigesta per i rappresentanti dell’amministrazione comunale».
Siete delusi?
«Non è questo il modo di fare il Pgt che intendiamo noi. La scelta di coinvolgere i cittadini nelle decisioni è fondamentale e strategica. Spesso i politici e gli amministratori, dopo essere stati eletti, si chiudono nelle loro stanze; forse per paura di rimettersi in discussione, certamente sottovalutando le idee dei cittadini. Al contrario gli abitanti possono essere di gran conforto nelle decisioni importanti e sanno rafforzare la determinazione e la forza nel portare avanti le scelte compiute».
Qualche proposta?
«Chiediamo maggior coinvolgimento della gente: assemblee di quartiere, organizzate in modo che tutti possano parlare e tutti possano capire quello che l’amministrazione comunale ha intenzione di fare in futuro sul territorio segratese; materiale informativo chiaro e sintetico disponibile in forma diretta per tutti; un blog informatico dove chiunque possa scrivere e dire la propria opinione. Poche cose, semplici da realizzare, ma indice di reale democrazia. Chissà che qualcuno ci ascolti».
Per finire, visto il cognome, un pronostico sull’Italia di Lippi?
(ride) «Lippi chi? Non sono un calciofilo. E poi riguardo alle spiritosaggini sul mio cognome ne menzionerei una ancor più vecchia: “Lei e i suoi fratelli vi trovate mai in casa a cantare l’Inno di Mameli?”. Risposta secca: no!».
Alessandro Ferrari
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