CRONACA (Segrate) - Una trentina di aziende segratesi sono sul piede di guerra. Quelle dell’area industriale Marconi, assolutamente contrarie all’arrivo dei nomadi ospitati dall’amministrazione comunale nel capannone di via Galvani. Nemmeno le rassicurazioni del sindaco Alessandrini («rimarranno qui solo fino al 31 marzo») sono bastate per evitare la crociata contro gli indesiderati vicini di casa.
In poco tempo gli imprenditori della zona si sono coalizzati decidendo di fare fronte comune dopo le singole proteste che si sono materializzate in forma di piccate lettere sulla scrivania del primo cittadino e del direttore generale di via Primo Maggio, Laura Aldini. Martedì pomeriggio i referenti delle principali aziende sono stati ricevuti dal sindaco che ha nuovamente promesso loro che la carovana di romeni, una sessantina in tutto, ospitata in seguito allo sgombero della Holcim di Redecesio per «un’emergenza umanitaria», rimarranno in città solo per un altro mese. Poi il capannone di proprietà comunale tornerà libero.
Ma i titolari delle ditte restano scettici e descrivono la situazione che da qualche giorno sono costretti a subire. «Ci siamo trovati dal giorno alla notte un centinaio di nomadi attorno ai nostri cancelli» spiegano i portavoce della protesta che preferiscono rimanere anonimi per evitare ritorsioni. «Bivaccano ovunque lasciando i segni del loro passaggio». Le prime notti qualcuno di loro ha dovuto anche rispondere più volte agli allarmi correndo in ditta per verificare che non vi fosse stata alcuna intrusione. «Ma la sera, quando usciamo di qui magari da soli, la paura che qualcuno ci possa puntare un coltello alla gola e rapinarci c’è» proseguono. «Altro che sorveglianza giorno e notte. Sì le forze dell’ordine compiono le loro ronde di perlustrazione, ma quando non ci sono, gli zingari fanno ciò che vogliono. Per questo riteniamo il sindaco responsabile di quello che potrebbe accadere».
Ma le imprese sulla Cassanese, che si opposero pure all’arrivo del centro sociale Baraonda senza successo, denunciano anche la situazione di degrado che da qualche tempo coinvolge tutta l’area industriale. «Da sei mesi siamo nel buio più totale. Un black out dei lampioni inspiegabile cui non si pone rimedio. E poi i marciapiedi sconnessi e i rifiuti sparsi ovunque. Paghiamo fior fior di tassa dell’immondizia, ma da queste parti i netturbini si vedono di rado tanto che la pulizia nelle vicinanze delle nostre proprietà dobbiamo farcela da soli».
Ma la paura da queste parti è di dover convivere a lungo con i nomadi e le loro prepotenze: «Tra un mese saremo qui ancora a parlare di loro. Difficile che se ne andranno con le buone».
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