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L’Ao di Melegnano traccia il bilancio dell’attività 2009 del reparto di emergenza cernuschese. Solo il 5 per cento degli ingressi in pronto soccorso sono urgenze, contro il 91 per cento di codici verdi, assegnati quando non ci sono parametri vitali a rischio
CRONACA (Cernusco) - Oltre 40mila accessi all’anno (un terzo sono bambini) e una media giornaliera di 113 pazienti che si presentano ogni giorno in accettazione per essere curati. Sono questi i principali dati degli ultimi 12 mesi di attività del pronto soccorso dell’Uboldo, snocciolati in questi giorni dall’Azienda ospedaliera di Melegnano.
Numeri eloquenti, cui si aggiungono le cifre relative alla gravità dei motivi che portano i cittadini a presentarsi in ospedale: i codici rossi, cioè i più gravi e urgenti (quelli che vedono a repentaglio due o più parametri vitali), sono stati “soltanto” il 2 per cento, mentre i gialli (un solo parametro vitale a rischio) rappresentano il 3 per cento del totale.
La stragrande maggioranza degli accessi, quindi, (pari al 91 per cento degli ingressi complessivi) è da codice verde, se non addirittura bianco ( 4 per cento). Insomma, contando anche che solamente il 10 per cento circa degli accessi necessita di ricovero (4.024 l’anno scorso), sembrerebbe ancora molto diffusa l’abitudine di presentarsi al pronto soccorso al minimo sintomo di malessere.
Lo confermano le ultime statistiche, relative al 2009 e in linea con il 2008, ma anche Catello Pontecorvo, responsabile del reparto d’emergenza del nosocomio cittadino, che commenta così: «La comprensione delle procedure di triage da parte degli utenti sembra essere migliorata, ma ancora troppe persone si presentano in pronto soccorso per problemi per i quali dovrebbero rivolgersi al medico di famiglia o presso gli ambulatori. Il medico generale è, infatti, il primo indispensabile filtro del paziente, perché conosce la sua storia ed è al corrente di eventuali problematiche croniche».
Una maggiore attenzione a un uso meno “indiscriminato” del pronto soccorso, dunque, ottimizzerebbe e non poco il lavoro dei 24 infermieri che operano nel reparto, assieme a una ventina di medici, in servizio, a rotazione, nelle unità di Chirurgia e Medicina, agli specialisti di Cardiologia e Rianimazione, oltre al pediatra e agli otto ginecologi, che garantiscono la copertura nelle 24 ore per le visite di competenza. Con loro anche un consulente ortopedico e un nefrologo presenti nelle ore diurne. Cui si aggiungono le associazioni di volontariato che operano nel servizio di accoglienza. «Anch’esse fondamentali», ricorda lo stesso Pontecorvo, «perché contribuiscono a creare un ambiente più umano e sereno nelle sale d’attesa dell’ospedale».
Luigi Frigoli
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