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Circa un migliaio le piante ai lati delle strade e nei parchi pubblici che annualmente vengono sfoltite dagli otto operatori coordinati da Antonio Greghi
CRONACA (Cernusco) - Una vita guardando il mondo dall’alto verso il basso. Arrampicati sulle piante a quindici metri d’altezza in perfetto stile Barone Rampante, il personaggio nato dalla penna di Italo Calvino che vive sugli alberi.
Sono gli addetti alla potatura della Cernusco Verde. Da ottobre a novembre e da febbraio fino a marzo impegnati a sfoltire le frasche di tigli, platani, robinie e similari per le vie della città. Un migliaio di piante alle quali, in media ogni quattro anni, devono essere ridotte le “braccia”.
Dalla sede di via Neruda ogni giorno, nei periodi comandati, si mettono in moto due squadre formate ciascuna da quattro persone. Sergio Ferri, Fabio Benedan, Davide Maltempi, Denis Mensah, Lino Clemente, Stefano Ceraolo, Antonio Tomaselli e Salvatore Ceretto, coordinati da Antonio Greghi, a turno si siedono ai comandi dei mezzi della municipalizzata diretta da Paolo Frigieri che oltre a occuparsi della raccolta rifiuti e della pulizia delle strade, gestisce anche tutto il patrimonio verde pubblico cittadino.
Giunti sul posto si accendono le motoseghe e si solleva il cestello del braccio meccanico che raggiunge anche un’altezza di 18 metri. Per piante più imponenti, alcune arrivano anche a venti metri con il record di un platano nel Parco dell’Uboldo che tocca quota 25 (come un palazzo di 7 piani), si ricorre all’affitto di gru esterne più potenti.
Cernusco in Folio è andato a curiosare e a trovare i “boscaioli metropolitani” in via Verdi per carpire i loro segreti. Tre a terra, uno per aria, Greghi a coordinare il lavoro e il gioco è fatto. Uno a uno cadono i rami che vengono raccolti, caricati su un camion, alcuni immediatamente sminuzzati in loco e portati in discarica.
Ma il lavoro non è solo sul campo. In questi giorni, infatti, gli operatori della Cernusco Verde si sono anche seduti dietro i banchi per studiare le tecniche di potatura e seguire corsi d’aggiornamento tenuti da professionisti del mestiere. «Mi piacerebbe estendere questo tipo di lezioni anche alla popolazione. Budget permettendo, naturalmente» spiega Paolo Frigieri, da sei mesi al timone della società per il momento ancora interamente di proprietà del municipio di Villa Greppi.
Già, per il momento. Alla fine dell’anno, infatti, la Cernusco Verde, così come tutte le società a capitale pubblico italiane, si troverà di fronte al bivio del tanto chiacchierato decreto Ronchi che la obbligherà ad aprire le porte ai capitali privati. Nonostante il suo rendimento sia lì sotto gli occhi di tutti a testimonianza dell’ottimo lavoro dei 60 dipendenti e delle scelte azzeccate di passati e presenti amministratori: raccolta differenziata da primi della classe e un patrimonio verde da far invidia ai vicini di casa dediti al cemento.
Ma questa è un’altra storia. Un affare tutto dei politici, tra l’altro parecchio intricato, che poco interessa ai nostri boscaioli impegnati, invece, a districarsi con coraggio e bravura tra frasche, fusti e rami. E volete mettere la differenza?
Alessandro Ferrari
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